“Ferrara. Voci di una città”, il fascismo e la Resistenza

Alcuni abstract di articoli, tratti dalla rivista “Ferrara. Voci di una città”, riguardanti il periodo del fascismo e della Resistenza. La rivista è presente nella biblioteca dei Musei Civici di Arte Antica, Palazzo Bonacossi, via Cisterna del Follo, 5.

Giorgio Bassani: dialettica tra prosa e poesia – Claudio Varese
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 1, numero 1, dicembre 1994)
Nella sua opera Bassani giunge, seppur attraverso la rappresentazione letteraria, a un’interpretazione storica del mondo ebraico ferrarese durante o nei primi anni dopo la promulgazione delle leggi razziali. Ciò mettendo in primo piano la solitudine dell’ebreo, emarginato e minacciato, e il rifiuto – molto diffuso – di critica e di impegno politico.
È importante dunque ripercorrere come questa rappresentazione avviene in alcuni dei suoi più celebri e significativi racconti e romanzi, da Il giardino dei Finzi-Contini a L’airone, da Gli occhiali d’oro a Una notte del ’43, e come in queste si esplichi la sua convinzione che non esista una reale separazione tra prosa e poesia.

Vittorio Cini a vent’anni dalla morte – Sergio Romano
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 5, numero 9, dicembre 1998)
Il rapporto tra Cini e Volpi inizia nell’era giolittiana attraverso l’intreccio d’interessi nell’ambito dei servizi pubblici. Da uomini d’affari quali erano, furono prima “giolittiani” e “nittiani”, mentre nel Ventennio si appoggiarono fin da subito al regime per cercare di continuare il processo di modernizzazione e di liberalizzazione dell’economia fascista.
In particolare, Cini, anche alla guida del Ministero delle Comunicazioni, seppe mantenere una pur moderata autonomia di giudizio, criticando lo stesso Mussolini riguardo alla partecipazione dell’Italia al conflitto armato.

Il gioco dei doppi – Guido Fink
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 7, numero 12, giugno 2000)
Un dolce ricordo di Giorgio Bassani scritto da un amico, il quale rievoca alcuni significativi frammenti di vita – dalla scuola ebraica di via Vignatagliata, alla lettura tra amici della bozza dei Finzi Contini. È anche un tentativo di scovare i diversi alter-ego (di Bassani e dell’Autore stesso?) che si nascondono tra le pagine dei suoi scritti ferraresi, uno fra tutti il Bruno Lattes del racconto Ultimi anni di Clelia Trotti e Altre notizie su Bruno Lattes.

  Tragica Modernità – Roberto Pazzi
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 7, numero 12, giugno 2000)
Uno dei meriti di Giorgio Bassani è stato indubbiamente quello di saper rappresentare Ferrara, non solo, non più come meravigliosa città d’arte e di storia, ma come metafora della persecuzione per la diversità. L’eternità del male è, infatti, tema sempre presente nell’opera dello scrittore ferrarese, filo rosso che accompagna tutti i luoghi e tutte le epoche.

La città e la memoria – Gianni Venturi
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 7, numero 12, giugno 2000)
Ricordando gli incontri con Bassani a Firenze, l’Autore sottolinea come tratto sottovalutato del suo amico ferrarese fosse la capacità di evocare la tragedia anche nella serenità della scrittura: così Ferrara diventa ”un modo di essere; un’interpretazione del mondo”, e la verità del poeta è l’unica che può cercare di capire il senso della più grande tragedia del Novecento: l’Olocausto.

L’Eliso perduto – Gianni Venturi
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 9, numero 17, dicembre 2002)
Grazie al Giardino dei Finzi-Contini, Ferrara ha indubbiamente assunto un fascino misterioso, classico. Così il giardino stesso – immaginario – rappresenta esso stesso il luogo sacro dovela Micòl/Antigone si rifugia per sfuggire all’orrore della storia. La sua essenza così tragica viene dunque riportata al presente dalla memoria, unica che può far riaffiorare il dramma vissuto.
Da qui parte una riflessione sul concetto di mito nel romanzo in questione, con riferimento a Thomas Mann e alla mitologia greca, per cui Micòl diviene Kore/Persefone, dialettica di vita e morte.

L’America! – Gregory Alegi
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 10, numero 19, dicembre 2003)
Collegare in volo Europa e Stati Uniti ha sempre rappresentato una delle grandi sfide dell’aviazione. Ci riuscì Balbo portando un centinaio di aviatori su ventiquattro idrovolanti durante la grande crociera aerea dell’estate del 1933.
Si ricostruisce dunque la storia di questa epica trasvolata, la quale seguì quelle degli anni dal 1928 al 1931. Enorme fu il ritorno d’immagine per Balbo, il regime, l’Aeronautica e l’industria italiana, anche se dopo solo pochi mesi Mussolini mandò Balbo – ormai temibile concorrente – a governare la colonia libica.

1933 – anno XI – Andrea Emiliani
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 10, numero 19, dicembre 2003)
Partendo da un breve riassunto di alcune grandi esposizioni d’arte italiane e inglesi, si ripercorre la riscoperta, verso la fine del XIX secolo, delle opere di pittura del Quattrocento ferrarese.
In particolare viene presentata la figura di Nino Barbantini – giornalista, scrittore e critico d’arte – e del periodo che va dal 1928 al 1933, culminante con la “Mostra della Pittura Ferrarese del Rinascimento” a Palazzo Diamanti del 1933, strumento di celebrazione del potere artistico, e allestita proprio dal Barbantini. Viene, dunque, analizzato il ruolo di Roberto Longhi, con particolare riferimento al suo libro “Officina Ferrarese”.

Il podestà ebreo – Stefano Lolli
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 13, numero 25, dicembre 2006)
Attraverso un’intervista a Ilaria Pavan, autrice del libro Il Podestà ebreo, si ripercorrono la vita e le vicende di Renzo Ravenna, fino agli ultimi tragici anni della guerra.
Ebreo italiano, aderì onestamente al fascismo e, pur non prendendo parte attiva ai tragici avvenimenti di quel periodo – crisi Matteotti, assassinio di Don Giovanni Minzoni -, forti rimangono le sue responsabilità – come quelle di Italo Balbo, al quale lo legava un rapporto di amicizia. In particolare è da rilevare il suo apporto – insieme a Nello Quilici e allo stesso Balbo – nella creazione del parallelismo artificioso tra il Rinascimento estense e il regime fascista (concretizzatosi soprattutto con le grandi  mostre di quel periodo e la riscoperta del Palio).

Florestano Vancini: un ricordo – Vittorio Emiliani
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 16, numero 30, giugno 2009)
Florestano Vancini, scomparso il 18 settembre del 2008, era nato a Ferrara il 24 agosto del 1926, anche se poi crebbe a Boara.
Si ripercorre dunque la sua carriera, così intrecciata alla sua amata Ferrara, dai primi, numerosi documentari a La lunga notte del ’43, dalla collaborazione con Mario Soldati per La donna del fiume a E ridendo l’uccise, altro omaggio alla sua città natale. Senza dimenticare il suo Delitto Matteotti del 1973  e La neve nel bicchiere dell’1984, due ottimi film di impegno civile.

Il giorno che cambiò la mia vita – Cesare Moisè Finzi
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 16, numero 31, dicembre 2009)
Le leggi razziali nella quotidianità di un bambino di otto anni: dall’esclusione dalla scuola all’esclusione quotidiana dal giro consueto delle amicizie, nella cornice di Ferrara e di alcuni suoi luoghi caratteristici – il parco Massari, il Montagnone, via Mazzini, via Bersaglieri del Po.
Cesare Moisè Finzi ha trascorso la sua vita a raccontare e a spiegare – per lui che da bambino faticava a comprendere – cos’hanno significato le leggi razziali nella vita sua, della sua famiglia e di molte persone, fin da quel giorno di settembre del1938 incui lesse quell’articolo “INSEGNANTI E STUDENTI EBREI esclusi dalle scuole governative e pareggiate”.

Le vite di Renzo Bonfiglioli – Marco Dorigatti
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 16, numero 31, dicembre 2009)
Renzo Bonfiglioli fu ferrarese, ebreo, antifascista internato in un campo per dissidenti, e dopo la guerra difensore della dignità ebraica e dei valori pacifisti e resistenziali, nonché amante della buona musica.
La storia della sua famiglia potrebbe essere l’equivalente reale di quella dei Finzi-Contini di Bassani, famiglia ebrea benestante e pacifica, lui giovane intellettuale, amante del tennis. Intrecciate alle sue sono le vicende di Ida – all’anagrafe Lili – Ascoli Magrini, anche questa possibile famiglia ispiratrice del romanzo bassaniano.

Prendere l’impresa – Gianni Venturi
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 17, numero 33, dicembre 2010)
In occasionale del decennale della scomparsa di Giorgio Bassani, lo si ricorda partendo dall’imponente bibliografia a lui dedicata curata da Portia Prebys.
Questa bibliografia bassaniana ha l’obiettivo di “prendere l’impresa”, nel senso classico dell’espressione, cioè navigare a vista in mare aperto per conoscere luoghi, persone, situazioni. E così si “naviga” tra l’organicità dell’opera dello scrittore ferrarese e il suo contenere pagine, argomenti ognuno con una propria “individualità”, per cercare l’essenza dello “scrivere” bassaniano: perché scrivere, di cosa scrivere, in quale rapporto sta la realtà con la scrittura?

L’architettura e l’urbanistica di Tresigallo – Pier Giorgio Massaretti
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 18, numero 34, giugno 2011)
Tresigallo rappresenta un complesso organismo urbano della “modernità”, differente sia dallo stile di Ferrara sia dal paesaggio agricolo della provincia.
È insomma un ambiente anomalo, non-padano, un’esperienza di ri-fondazione che integra e nasconde la configurazione storica in un monumentale progetto urbano. Progetto che è avvenuto, a livello teorico e sperimentale, negli anni Trenta del Novecento, quindi in pieno fascismo, d’intensa attività costruttiva e d’intensa sperimentazione urbanistica, attraverso la cosiddetta disciplina del “restauro del moderno”.

Il Meis – Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – Carla di Francesco
(“Ferrara. Voci di una città”, anno 18, numero 34, giugno 2011)
Istituito con la legge 296/2006, al MEIS è affidato il compito di far conoscere e divulgare la storia, il pensiero e la cultura dell’ebraismo italiano e di diffondere l’incontro tra culture e religioni diverse. Sarà un museo a forte vocazione didattico – educativa, con al suo interno spazi per esposizioni temporanee e permanenti, convegni, laboratori didattici e una biblioteca, oltre ai cosiddetti servizi aggiuntivi tipici di un museo moderno e funzionale.
La sua vocazione è dunque quella di centro culturale proiettato verso la città, ben inserita al suo interno, ma anche in grado di soddisfare la sua alta missione nazionale.

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