7 febbraio – 6 marzo 1831 Un mese di rivoluzione a Ferrara

Inaugurazione della mostra sul 1831 curata dal prof. Davide Mantovani alla presenza di alcuni discendenti di protagonisti del Risorgimento ferrarese.

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7 febbraio-6 marzo 1831  Un mese di rivoluzione a Ferrara

Nel luglio 1830, dopo una breve rivoluzione, il re costituzionale francese Luigi Filippo d’Orleans, proclama il principio di non intervento. Fidandosi di questa dichiarazione, i patrioti italiani progettano una sollevazione a Modena, attraverso la cospirazione di Ciro Menotti, e nello Stato Pontificio. A Bologna la rivoluzione liberale riesce senza spargimento di sangue. Il 4 febbraio 1831, il legato pontificio abbandona la città ed il potere viene assunto da un governo provvisorio presieduto dal centese Giovanni Vicini. A Ferrara, dopo un incontro dei patrioti nella casa della contessa Giovanna Maffei Mosti cui partecipa il bolognese Carlo Pepoli, il 7 febbraio avviene analogamente una rivolta popolare che costringe il pro legato Mangelli a lasciare la città ed inalbera bandiere tricolori. Gli austriaci, che occupano la fortezza, non intervengono, nonostante il barone Flaminio Baratelli, capo dello spionaggio austriaco, inciti il comandante ad usare le armi. Viene formato un governo provvisorio costituito dal dott. Alfonso Guidetti (presidente), avv. Antonio Delfini, conte Vincenzo Massari, conte Pier Gentile Varano, avv. Ippolito Leati, G.B. Boldrini, Gaetano Recchi (segretario). Il governo appare un insieme di personalità importanti del periodo napoleonico (Boldrini, Massari) e giovani, come Recchi, entusiasti delle idee liberali e delle lotte per l’indipendenza nazionale di greci e polacchi. Delfini e Recchi vengono inviati, come rappresentanti per Ferrara a Bologna nel Governo delle Province Unite, comprendente anche Bologna, Ravenna, Forlì, Pesaro, Ancona, Perugia. L’assemblea proclama la decadenza del potere temporale del papa, la libertà di stampa, la libertà di commercio, uguali diritti civili  per gli ebrei: a Ferrara, il 10 febbraio, vengono abbattuti i portoni del ghetto. Nascono diversi giornali, a Bologna, “Il Precursore” e “Il Monitore bolognese”, a Ferrara “L’Italiano”, diretto da Recchi, con la collaborazione di Gianna Maffei Mosti, il prete Antonio Azzi di Medelana ed carbonaro Gaspare Zorli. Per mantenere l’ordine pubblico vengono creati l’ufficio di polizia, presieduto da Giuseppe Delfini, ex carbonaro condannato dai tribunali austriaci e la Guardia Nazionale al cui comando viene posto Attanasio Montallegri, uno dei più importanti personaggi della Carboneria emiliano-romagnola. Ben presto l’Austria comprende che la Francia non avrebbe affrontato una guerra per difendere le Province Unite e perciò interviene militarmente, iniziando l’invasione proprio da Ferrara dove aveva l’appoggio logistico delle fortezza. Il 6 marzo 1831, all’alba, un corpo di austriaci, comandato dal principe Bentheim, occupa la città e la affida ad un governo provvisorio composto dal conte Crispi, dal conte Trotti e dall’unanimemente odiato barone Flaminio Baratelli. I patrioti, al comando del gen. Sercognani, tentano un’azione disperata marciando su Roma. Fermano provvisoriamente gli austriaci nella battaglia di Rimini, ma devono soccombere. Alla fine di marzo i capi della rivolta si imbarcano ad Ancona per fuggire, ma vengono catturati e portati nelle carceri veneziane dei Piombi. Il breve sogno di libertà ed indipendenza svanisce.

Davide Mantovani

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